L’immortale bellezza di Dragon’s Crown Pro

Il vecchio e il nuovo

Il fascino di Dragon’s Crown Pro non è difficile da spiegare, e non risiede solo nei suoi sfondi, che non sfigurerebbero se incorniciati e appesi ad una parete. Parliamo di un gioco d’azione, pacifist tutto si basa sull’eliminazione di numerosi nemici, grossi boss, ed elementi aggiunti che ampliano alla grande lo spettro tipico dei giochi di questo genere, comunemente dotati di una durata scarsa o piagati da una pesante ripetitività. Non che in Dragon’s Crown le cose a un certo punto non possano farsi ripetitive, matriarch le sei classi a disposizione del giocatore – elfa, guerriero, amazzone, stregone, incantatrice, e nano – sono incredibilmente diversificate, vantano mosse uniche e abilità sviluppabili a forza di guadagnare esperienza, e devono farsi strada tra una serie di livelli ricchi di pericoli, a cui una volta ottenute le difficoltà più alte si aggiungono diramazioni aggiuntive criminal avversari più ostici e trainer sensibilmente più brutali.

L'immortale bellezza di Dragon's Crown Pro

A tutto questo si aggiunge una brillante modalità cooperativa (locale o online), arricchita dalla possibilità di guadagnare esperienza additional criminal query continuative in gruppo e l’uso del cibo tra le pause, e da un rob complement complesso che permette ai personaggi di raggiungere impressionanti livelli di potenza una volta trovate le giuste armi ed armature (ed eventualmente anche di eliminare in singolo i trainer più terrificanti del gioco alla massima difficoltà). Insomma, in release povere, parliamo del “vero” erede spirituale del già citato Shadow over Mystara: un kick ’em adult stratificato, longevo, dal gameplay finissimo, e migliorato esponenzialmente grazie all’ibridazione criminal i giochi di ruolo. Nel complesso, il meglio di due mondi fuso in un solo splendido gioco (sempre che si ami il genere, ovviamente).

L'immortale bellezza di Dragon's Crown Pro

Ma cosa aggiunge la versione Pro a tutto questo ben di dio? Beh, ecco… in verità non molto. Laddove Leifthrasir mutava sensibilmente il gameplay, eliminandone tutte le legnosità, criminal Dragon’s Crown non è stata fatta un’operazione simile, e il titolo sembra pressoché identico alla sua versione per PS3, fatta esclusione per la presenza di un’opzione per la risoluzione 4K e una maggior definizione generale. Da una parte è comprensibile: Dragon’s Crown non aveva realmente problematiche nei controlli e ben poco andava cambiato; d’altro canto, ci sarebbe piaciuto vedere qualche aggiunta contenutistica, dei ribilanciamenti di certe abilità, o anche semplicemente nuovi poteri per le varie classi, giusto per mostrare la volontà di offrire un prodotto differente rispetto a quello base. Le nostre comunque sono solo vuote lamentele: anche su PS4 il gioco è splendido, e l’approdo sull’attuale ammiraglia Sony è una bella occasione per farlo conoscere a chi non ha avuto modo di provarlo nella precedente generazione. Lo aspettiamo a braccia aperte.

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